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Pagina 1 di 2 ULTREYA! cammini spirituali d'europa - Orio Litta, sabato 11 settembre 2010 Ore 21.00 Anfiteatro - Grangia BenedettinaO VIRGO SPLENDENS Canti pellegrini per la Vergine Maria
Accademia degli Imperfetti Elena Bertuzzi, soprano Maurizio Piantelli, liuto e oud Marco Muzzati, salterio e percussioni Maurizio Less, viola da gamba, lira Giorgio Merati, flauti Lorena Nocera, voce recitante- - -dal Llbre Vermell de Montserrat: O virgo splendens. Antiphona dulcis armonia dulcissime virginis Marie de Monteserrato[Khalil Gibran, da Gesù Figlio dell'Uomo] Susanna una vicina di Maria - 1° parte dal Llbre Vermell de Montserrat: Stella splendens (danza) Polorum ReginaSusanna una vicina di Maria - 2° parte dal Llbre Vermell de Montserrat: Imperayritz de la ciutat joyosa Susanna una vicina di Maria - 3° parte dal Llbre Vermell de Montserrat: Laudemus Virginem Splendens CeptigeraSusanna una vicina di Maria - 4° parte dalle Cantigas di Sancta Maria: Sancta maria loei Como poden Santa maria strela do dia[Khalil Gibran, da Gesù Figlio dell'Uomo] Georgus di Beirut dal Llbre Vermell de Montserrat: Cuncti simus concanentes (danza) - - - Il Llibre Vermell de Montserrat è un manoscritto conservato presso il monastero di Montserrat, vicino a Barcellona. Contiene una collezione di canti medievali e altro contenuto liturgico, risalente alla fine del Medioevo.Il manoscritto fu copiato verso la fine del XIV secolo. Inizialmente conteneva 172 fogli scritti sulle due facciate. Se ne sono perduti 35: dei 137 restanti, solo sette (fra il 21 e il 27) contengono musica. Il nome (il libro rosso di Montserrat) deriva dal colore delle copertine con cui fu rilegato nel XIX secolo.Il proposito della collezione era di intrattenere con canti e danze i pellegrini che si dirigevano al Monastero di Montserrat - che era una delle più frequentate mete di pellegrinaggi allorché il manoscritto fu compilato - e che si rifugiavano in chiesa durante la notte e nelle piazze circostanti durante il giorno, come è spiegato nel foglio 22: "Quia interdum peregrini quando vigilant in ecclesia beate marie de monte serrato volunt cantare et trepudiare et etiam in platea de die. Et ibi non debeant nisi honestas ac devotas cantilenas cantare, idcirco superius et inferius alique sunt scripte. Et de hoc uti debent honeste et parce ne pertubent perseverantes in orationibus et devotis contemplationibus in quibus omnes vigilantes insistere debent pariter et devote vaccare". "Talvolta i pellegrini mentre vegliano nella Chiesa di S. Maria di Monserrato vogliono cantare e ballare; e lo stesso in piazza di giorno. Ma in chiesa devono cantare soltanto oneste e devote canzoni: perciò ne sono state trascritte alcune, già sopra e ancora altre più sotto. Ma devono servirsene con compostezza e moderazione per non disturbare coloro che vogliono concentrarsi nella preghiera e nella contemplazione, pratiche alle quali comunque tutti i veglianti devono parimenti dedicarsi con costante devozione". - Lodi, domenica 12 settembre 2010 Ore 18.00 Sede della Provincia - Sala dei ComuniO BEATA PROGENIES
Conserto Vago Renata Fusco, soprano Massimo Lonardi, liuto Luciano Pagetti, voce recitante- - -David Maria Turoldo (1916-1992), Apriamo le danzeFrancesco da Milano (1497-1543), Recercare Baldasar (XV sec.), O Jesu dolceAlda Merini (1931-2009), da "Cantico dei vangeli"Franchino Gaffurio (1451-1522), Beata progenies Alda Merini, da "Magnificat"Franchino Gaffurio, Virgo Dei digna Bartolomeo Tromboncino (1470-1535), Vergine bella Francesco da Milano, Recercare Josquin Desprez (1450-1521), Ave MariaClemente Rebora (1885-1957) E tu, la Pura, il Creatore esprimiFranchino Gaffurio, Gloriosae Virginis Mariae Franchino Gaffurio, Imperatrix reginarum Marchetto Cara (2° metà sec. XV- dopo il 1525), Ave MariaDavid Maria Turoldo, O giorni miei Pietro da Lodi (sec. XV), Stella celi extirpavitAda Negri (1870-1945), Dovrò pur salire gli scaliniJacopo Gorzanis, La dura partita Anonimo sec.XVI, Anima mia che pensi (Dialogo di anima e corpo)Cristina di Lagopesole (vivente) da "Il Libro del Pellegrino"Anonimo sec.XVI, Nell'apparir del sempiterno sole Anonimo sec. XVI, Fuggi fuggi- - -“Tutta la storia umana si divide in quattro epoche: il tempo dell’errore, il tempo del rinnovamento, il tempo della riconciliazione, il tempo del pellegrinaggio. Il tempo del pellegrinaggio è la presente età, nella quale siamo sempre come pellegrini in battaglia” (Iacopo da Varazze, XIII secolo– Legenda Aurea)
Il Lodigiano e i suoi tesori, 12 settembre 2010
ARTE E STORIA A BERTONICOOre 16.00 Visita guidata alla Chiesa di S. Clemente e alla cascina CampolungoOre 17.00 Concerto presso la cascina Campolungo:LE CANZONI DI GARIBALDI In ricordo della sua visita a Bertonico il 28 marzo 1862 Daniele Leone voce recitante Stefano Torre voce, chitarra, friscalettu, tamburelli Luca Consolandi fisarmonica - - - L' allegra banda Garibaldina La Bella Gigogin L'addio del volontario (Addio mia bella addio)Una casacca alla Bud Spencer Camicia Rossa Il posto di Anita al di là del fiume La Morte Di Anita La bacchetta del contastorie Il trombettiere di CusterInno di Garibaldi Lapidi Davanti al poncho che parlaInno di Mameli [I testi sono tratti dalla rubrica Camicie Rosse di Paolo Rumiz su Repubblica]
Il risorgimento fu un fenomeno anche musicale. A partire dal famosissimo canto de La Bela Gigogin in cui ogni strofa è un simbolo della lotta contro gli occupanti austriaci (Gigogin fra i cospiratori voleva dire anche "Italia"; "Daghela avanti un passo" cioè fate un passo a est verso l'oppressore etc.). Uno storico dei Mille racconta che a volte bastava anche solo l’apparire di Garibaldi a scatenare il canto della “Gigogin”. Nell'autunno del 1847, Goffredo Mameli scrisse il testo de Il Canto degli Italiani. Dopo aver scartato l'idea di adattarlo a musiche già esistenti, il 10 novembre lo inviò al maestro Michele Novaro, che scrisse di getto la musica, cosicché l'inno poté debuttare il 10 dicembre, quando sul piazzale del Santuario della Nostra Signora di Loreto a Oregina fu presentato ai cittadini genovesi e a vari patrioti italiani in occasione del centenario della cacciata degli austriaci. 30.000 persone ascoltarono l'inno e l'impararono; nel frattempo Nino Bixio sulle montagne organizzava i falò della notte dell'Appennino. Dopo pochi giorni, tutti conoscevano l'inno, che veniva cantato senza sosta in ogni manifestazione (più o meno pacifica). Durante le Cinque giornate di Milano, gli insorti lo intonavano a squarciagola: il canto degli italiani era già diventato un simbolo del Risorgimento. Per la famosa spedizione Carlo Alberto Bosi scrisse intorno al 1860 "Addio mia bella addio" (L'addio del volontario). E poi nascono inni dedicati espressamente all'eroe, a partire dal più famoso, L'inno di Garibaldi, scritto nel 1858 da Luigi Mercantini (su richiesta dello stesso eroe dei due mondi) e musicato da Alessio Olivieri (che inizia coi famosi versi "All'armi all'armi! Si scopron le tombe, si levano i morti, i martiri nostri son tutti risorti"). I volontari si esaltavano cantando Garibaldina, i mille cantando ovviamente Camicia rossa. Garibaldi ispirò anche compositori moderni. Al canto risorgimentale, di autore anonimo, intitolato Garibaldi fu ferito, si ispirò il satirico Garibaldi blues di Bruno Lauzi e nel 1963 per uno spettacolo fu scritta La morte di Anita Garibaldi portata al successo dalla celebre cantante folk Giovanna Daffini con il Nuovo Canzoniere Italiano. Più indirettamente possiamo anche ricordare che l'eccelso Nino Rota sfiorò il tema, musicando il Gattopardo e quindi anche il giovane Tancredi che parte coi garibaldini. E l'eroe ha avuto anche il discutibile onore di approdare sul palco di Sanremo dove nel 1987 Sergio Caputo portò in gara una scherzosa e sudamericaneggiante canzone intitolata Il Garibaldi innamorato. Nel 1996 ci ha riprovato, non a Sanremo, Massimo Bubola con una più seria Camicie rosse, nel suo disco Amore e guerra, ripresa anche da Fiorella Mannoia. |
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zibaldino | La musica non influisce sulla ricerca, ma entrambe derivano dalla stessa fonte di ispirazione e si completano a vicenda nel senso di liberazione che ci procurano. (A. Einstein) | |
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