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recensione del cd Quartiron sul trimestrale "seicorde"

 

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Appuntamenti Musicarte
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Appuntamenti Musicarte
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 Ultreya! Cammini spirituali d'Europa 2015
Domenica 13 settembre alle ore 17
Corte Sant'Andrea, Senna Lodigiana (LO)
 

SE MAI PER MARAVEGLIA
La musica sulle strade dei pellegrini e nelle Corti fra '500 e '600

pellegrini

 

LAUS CONCENTUS

Arianna Lanci  mezzosoprano
Giorgio Merati  flauti
Maurizio Piantelli  liuto e tiorba

 

Anonimo (Sec.XV)

Se mai per maraviglia

 

Bartolomeo Tromboncino      (Venezia, 1580 circa – Roma, 1651)

Vergine bella

 

Anonimo(Sec. XV)

O Jesu dolce

 

Francesco Soto (1534 – 1619)

Nell’apparir del sempiterno sole /Anima mia che pensi

 

Andrea Falconieri (1585 o 1586 – 29 luglio 1656)

La suave melodia e sua corrente

 

Claudio Monteverdi   (Cremona 1567 - Venezia 1643)

Si dolce è il tormento

 

Alessandro Piccinini     (Bologna, 30 dicembre 1566 – 1638)

Toccata IX / Ciachona in partite variate

Giovanni Felice Sances (Roma, 1600 – Vienna, 24 novembre 1679)

Lagrimosa beltà

 

Anonimo   (sec XVII)

Ballo di Mantova e Sua Corrente/ Fuggi fuggi

 

Tarquinio Merula (Busseto, 24 novembre 1595 – Cremona, 10 dicembre 1665)

Canzonetta spirituale sopra la ninna nanna

 

Andrea Falconieri

Il Spiritillo brando/ Brando dicho el Melo

Giulio Caccini        (Tivoli, 1550 circa – Firenze, 1618)

Dalla porta d’oriente

 

Johannes Hieronymus Kapsberger  (c. 1580 – 17 January 1651)

Figlio dormi dormi figlio

 

Se la messa e il mottetto possono essere considerate come l’espressione dotta o ufficiale della musica sacra nel Rinascimento, la lauda rappresenta la manifestazione più popolare del culto.

Filo conduttore dei canti dell’antica spiritualità popolare fu la devozione mariana: la figura della Vergine Maria rappresenta il tramite tra Dio ed i suoi fedeli bisognosi di protezione e fu proprio questo sentimento devozionale che diede vita nel periodo fra Medioevo e Rinascimento ad uno straordinario repertorio musicale non liturgico, processionale, di tipo popolare, con strutture semplici facilmente assimilabili e ripetibili oralmente.

Le laudi nascono in quel particolare clima di fermento spirituale favorito dalla nascita delle comunità monastiche. La prima “Fraternita di Laudesi” di cui si abbia notizia nacque a Siena nel 1267 e tale nuovo costume non mancò di diffondersi per tutta l'Italia centrale. Le laudi vengono cantate come forma di accompagnamento alle processioni cittadine e la loro struttura è organizzata in strofe e ritornelli, in una alternanza esecutiva fra solisti e assemblea.

Della ricca produzione laudestica due sono le fonti principali che quasi sicuramente riportano le melodie “originali”: il Codice 91 dell’Accademia Etrusca di Cortona (conosciuto appunto con il nome di Laudario di Cortona) che apparteneva alla Confraternita di Santa Maria delle Laude e il manoscritto della Biblioteca Centrale di Firenze appartenuto alla Compagnia di Santo Spirito. Composti tra la fine del XIII e i primi decenni del XIV secolo essi ci restituiscono non solo uno straordinario repertorio musicale ma sono anche la testimonianza della vitalità “sociale” di allora.

A volte ingenuo, a volte profondo e drammatico, il sentimento religioso che si avverte tra le melodie ed i versi delle laude (non dimentichiamo che la lingua utilizzata è quasi sempre il volgare) è sicuramente coinvolgente nella sua sincerità e capace di trasmettere quella forza spirituale che è il primo motore di questa produzione poetico-musicale, i cui autori sono quasi sempre anonimi.

Dato il carattere popolare di questo repertorio non c’è da stupirsi che molte laudi non sono che travestimenti spirituali di canzoni profane in voga (ad esempio “Quant’è bella giovinezza” di Lorenzo de’ Medici).

Ma le laudi divennero ben presto oggetto di interesse anche fra i poeti di corte: compositori del calibro di Marchetto Cara e Bartolomeo Tromboncino scriveranno  veri e propri capolavori utilizzando testi poetici di fama come di poeti famosi come Francesco Petrarca.

Allo stesso tempo , nelle stesso Corti Rinascimentali dove fioriva la Lauda, si affermavano nuovi generi, qualiil madrigale per quanto riguarda la musica vocale e toccate, ricercari e fantasie per la parte strumentale, tutti di  provenienza dal raffinato ambiente cortigiano. Così, come la musica “profana” era in uso nelle sale e nelle feste dei vari Principi, la lauda, nella sua semplicità melodica e armonica, diventa per il viandante un punto di riferimento e aggregazione durante i lunghi pellegrinaggi religiosi.

                           Laura Pietrantoni

 

 
Venerdì 11 settembre alle ore 21
Pont Saint Martin, antica chiesa di Fontaney

 

USURPATOR TIRANNO
Arie, danze e toccate del '600 italiano

caravaggio

LAUS CONCENTUS

Arianna Lanci  mezzosoprano
Massimo Lonardi  arciliuto
Maurizio Piantelli  tiorba

 

Johannes JeronimusKapsberger      (Venezia, 1580 circa – Roma, 1651)

Sarabanda e  Canario (tiorba e arciliuto )

 

Claudio Monteverdi   (Cremona 1567 - Venezia 1643)

Si dolce è il tormento

 

Anonimo (sec.XVII)

La Bertoncina e sua Corrente

 

Sigismondo d'India (Palermo, 1582 circa – Modena, 19 aprile 1629)

Piangono al pianger mio

 

Alessandro Piccinini     (Bologna, 30 dicembre 1566 – 1638)

Toccata IX / Ciachona in partite variate (tiorba e arciliuto)

 

Giulio Caccini        (Tivoli, 1550 circa – Firenze, 1618)

Dalla porta d’oriente

 

Johannes Jeronimus Kapsberger

Passacaglia

 

Barbara Strozzi     (Venezia, battezzata il 6 agosto 1619 – Padova, 11 novembre 1677)

L’eraclito amoroso

 

Anonimo   (sec XVII)

Ballo di Mantova e Sua Corrente (arciliuto e tiorba)

 

Giovanni Felice Sancez (Roma, 1600 – Vienna, 24 novembre 1679)

Usurpator tiranno

 

Arie, Danze e Toccate del ‘600 italiano, è un’antologia di composizioni  per voce e basso continuo, alle quali abbiamo accostato brani per tiorba e basso continuo, per arciliuto e basso continuo e per “ ogni sorta di strumenti” ovvero opere nelle quali la scelta dello strumento da utilizzare era lasciata agli esecutori. Il programma comprende Danze di carattere popolaresco, eredi dell’antica tradizione rinascimentale che consisteva nell’ elaborare e variare balli tradizionali trasfigurandoli in raffinate opere d’arte, Arie di origine vocale all’epoca assai note,  che costituivano un repertorio condiviso da molti autori che si cimentavano in fantasiose fioriture strumentali  e Toccate nelle quali trovava libero sfogo la fantasia improvvisativa dei liutisti e dei tiorbisti seicenteschi. Il primo ‘600 fu caratterizzato nell’ambito della musica vocale da grandi novità, come l’avvento del “recitar cantando” e la nascita del teatro musicale. La vocalità influenzò ampiamente il modo di scrivere dei compositori liutisti e tiorbisti che,cercando di realizzare sui propri strumenti le caratteristiche della “ teoria degli affetti” atta a commuovere gli uditori, diedero un importante impulso alla definizione e allo sviluppo dello stile barocco.



 


 

 

 

Il Lodigiano e i suoi tesori, domenica 5 luglio 2015
Terranova de' Passerini, Cascina "Le Cascine"

 

 

Ore 16.30 Visita guidata alla Cascina “Le Cascine” - Via Cascine dei Passerini 25.
Ore 17.30 concerto presso la Cascina "Le Cascine":
A TAVOLA CON LEONARDO
Ricette, musiche e consigli culinari di Leonardo da Vinci
 girarrosti

Leonardo da Vinci, Girarrosti (Cod. Atl.fol. 21r)

Contiene due disegni di girarrosti: quello superiore è mosso da un contrappeso, la velocità è frenata da un mulinello munito di penne; quello inferiore è mosso dalla corrente d’aria calda prodotta dal fuoco e concentrata nella strozzatura del camino. La velocità di rotazione è automaticamente regolata dall’intensità della fiamma.

 

 

LAUS CONCENTUS

Luciano Pagetti, voce recitante

Arianna Lanci, canto

Giorgio Merati, flauti

Maurizio Piantelli, liuti

 

 

La passione di Leonardo per la cucina risale agli anni dell’infanzia. Figlio naturale del notaio fiorentino ser Pietro e una donna di Vinci, pochi mesi dopo la sua nascita sua madre sposerà un pasticciere in pensione, Accatabriga di Piero del Vacca. Sarà lui che gli farà conoscere i dolciumi, gli farà scoprire i segreti dell’arte culinaria, che gli lascerà creare modellini di marzapane da far asciugare al sole della Toscana; Leonardo affinerà il dolce e inebriante gusto per il cibo che lo accompagnerà per tutta la vita minacciando il successo di molte altre sue attività. Quando Leonardo andrà a bottega da Verrocchio, per supplire agli scarsi introiti ricevuti dalle rare commissioni che il maestro gli concedeva, la sera andrà a lavorare come cameriere alla Taverna delle Tre Lumache sul Ponte Vecchio di Firenze. E poi, nella primavera del 1473, a seguito della misteriosa morte per avvelenamento di tutti i cuochi delle Tre Lumache, Leonardo verrà promosso in cucina. Quando, nell’estate del 1478, la Taverna viene distrutta da un incendio, Leonardo decide di avviare una nuova attività con l’amico e collega Botticelli: riciclando vecchi scenari del Verrocchio, i due allestiscono la locanda chiamate Le Tre Rane di Sandro e Leonardo. Il locale non ottiene molto successo sia per i minimalisti piatti vegetariani proposti sia perché – come si lamenterà Botticelli – chi mai capirebbe un menu scritto da destra a sinistra? L’esperienza delle Taverne però avrà notevoli conseguenze sulla mente indagatrice di Leonardo. Gli fa capire quanto sia dispendioso in termini di tempo e di lavoro preparare pietanze. E da questo momento in poi penserà sempre di più a quelli che potremmo definire “gadgets risparmia-fatica” per la cucina. Comincia allora a scrivere le sue note, ed è abbastanza sorprendente rilevare come per molti dei disegni allegati, che per i successivi quattrocento anni sono stati interpretati come macchine da guerra, Leonardo intenda proprio l’esatto contrario: macchine di pace, tritacarne, lavatrici, schiaccianoci meccanici, girarrosti e cose del genere. Nel 1482 Leonardo lascerà Firenze per approdare a Milano, alla corte di Ludovico Sforza, con l’incarico di Consigliere alle fortificazioni e Gran Maestro di Feste e Banchetti. Nella lettera di presentazione che egli stesso consegna al Duca vi era scritto: “Io non ho rivali nel costruire ponti, fortificazioni e catapulte; e anche altri segreti arnesi che non ardisco descrivere su questa pagina, La mia pittura e la mia scultura reggono il confronto con quelle di qualunque altro artista. Eccello nel formulare indovinelli e nell’inventare nodi. E faccio delle torte che non hanno uguali”

 

 

  

 

 

Il Lodigiano e i suoi tesori, domenica 28 giugno 2015
Guardamiglio, Palazzo Zanardi Landi
Ore 16.30 Visita guidata a Palazzo Zanardi Landi.
Ore 17.30 concerto presso Palazzo Zanardi Landi:
LA CORTE & LA PIAZZA
Amori, furori e penitenze nell'Italia centro-meridionale del XVI secolo
piazza
 
ACCADEMIA DEGLI IMPERFETTI

Silvia Piccollo soprano
Marinella Di Fazio liuto e chitarriglia
Maurizio Less viola da gamba e direzione

 

 

Recercada primera  Diego Ortiz (Toledo 1525 ca. – Napoli 1568)

Canterò dell'onore del mondo  An. sec. XVI, da: “Libro primo delle laudi spirituali…”, Venezia, 1563, di Fra' Serafino Razzi (Rocca di S. Casciano (FI), 1531 – Firenze 1611)

 

Recercada tercera  Diego Ortiz

Madonna tu mi fai lo scorrucciato  villanella alla napolitana, anonimo sec.XVI

 

Ricercare  Silvestro Ganassi (Fontego, Venezia 1492 ? - 1550)

Vurria addeventare (napolitana)  Anonimo sec.XVI

 

Recercada ottava  (sopra 'La Gamba') Diego Ortiz

Padoana detta "Chi passa"  Giacomo Gorzanis (Puglia 1525 – Trieste? 1578 ca.)

Chi passa per sta strada  Filippo Azzaiolo (Bologna 1530 – 1569 ca.)

 

Fantasia  Francesco da Milano (Monza 1497 – Milano 1543)

Il bianco e dolce cigno  Jacques Arcadelt (? 1504 ca. – Parigi 1568), testo di Alfonso D'Avalos, Marchese di Pescara e Vasto

Ricercare  Silvestro Ganassi (Fontego, Venezia 1492 ? - 1550)

Anchor che col partire  Cipriano de Rore (Anversa 1516 ca. - 1565) Testo di Alfonso D'Avalos

 

La Carità è spenta  Anonimo sec.XVI (dalla raccolta di P. Serafino Razzi)

Recercada settima  Diego Ortiz

Non posso abandonarte  Peregrinus Cesena (sec.XVI)

 

La mantovana  Anonimo sec. XVI

Oy comamos y bebamos  Juan dell Enzina (1468 – 1529)

O bella sopra tutte l'altre bella  villanella alla napolitana, Cesare Tudino (Atri 1530 c.a. – dopo il 1590)

 

Ricercada segunda  Diego Ortiz

Vorria che tu cantasse  napolitana, Antonio Scandello (Bergamo 1517 – Dresda 1580)

 

O bene mio  Adrian Willaert (Roulers 1490 ca. – Venezia 1562)

Tarantella  popolare XVI – XVII sec

Vecchie letrose  Adrian Willaert

 

Note al programma

Il programma descrive attraverso la musica alcune atmosfere tra Corte e piazza del '500 nel Regno di Napoli.

Il madrigale, la fantasia ed il ricercare strumentale provengono dal raffinato ambiente cortigiano, mentre la villanella e la canzone spesso si riferiscono a situazioni di vita vissuta dei ceti popolari; infine la lauda, nella sua semplicità melodica e armonica, diventa per il viandante un punto di riferimento e aggregazione durante i lunghi pellegrinaggi religiosi.

Anche l’amore viene descritto ora con ammiccanti motteggiamenti, ora con liriche delicate come quelle di Alfonso d'Avalos, Marchese di Pescara, gli uni e le altre messe in musica dai migliori tra gli artisti fiamminghi e italiani chiamati alla spagnola corte di Napoli.Il programma è quindi una vetrina di colori musicali del Cinquecento.

 

 

 

 

Il Lodigiano e i suoi tesori, domenica 21 giugno 2015
San Rocco al Porto, Azienda agricola Isolone
Ore 15 Visita guidata all’Azienda Agricola Isolone con itinerario in bicicletta o a bordo del carro trainato dal trattore - Cascina San Benedetto.
Ore 17.30 concerto presso l'Isolone:
IN VINO VERITAS
Ode al Vino dal Medioevo i giorni nostri

in vino veritas

LAUS CONCENTUS

Valerio Bongiorno voce recitante

Elena Bertuzzi soprano

Maurizio Piantelli liuto e chitarra barocca

Giorgio Merati flauti

Stefano Torre mandolino, lauto e percussioni


Racconti, poesie e musiche ad alto contenuto... alcoolico.
Letture tratte da “Elogio della sbronza consapevole”

  

Antonio Salieri (1750 -  1825),  Viva viva la bottiglia (canone a 3 voci)

dai Carmina Burana (XII sec.), Bache bene venies

Anonimo (XV sec.), “Quant'è bella giovinezza” Trionfo di Bacco e Arianna

dai Carmina Burana (XII sec.),  Ecce tempus gaudii

Claudio Monteverdi (1567-1643), Damigella tutta bella

H. Dedekind (1562 - 1626), Trink Ich Wein

Anonimo (XV sec.), Pan de miglio caldo caldo

dai Carmina Burana, Vinum bonum et suave

 Anonimo (XV sec.), Quand je bois du vin claret

Juan del Encina (XVI sec.),  Hoy comamos y bebamos

 
 
La visione dello spettacolo è consigliabile anche agli astemi, purchè animati da sincera volontà di redimersi...  nei casi più difficili un buon ausilio terapeutico può essere la lettura di  Elogio della sbronza consapevole

 

 

 

Il Lodigiano e i suoi tesori, domenica 14 giugno 2015
Orio Litta, Villa Litta Carini 
 villa litta
Ore 15.00 Visita guidata all’antica Grangia dei Benedettini e  Villa Litta - Appuntamento presso la Grangia dei Benedettini, Piazza Benedettini.
Ore 17 concerto presso Villa Litta:
Salutano gli uccelli col proprio canto
il Sole ne' suoi albori
Sonate di Marco Uccellini dedicate al Principe di Modena

 

arparla

ArParla
Davide Monti, violino barocco
Maria Christina Cleary, arpa barocca

 

- - -

 

Marco Uccellini  (1603 – 1680)
Sonata Seconda à Violino solo Op. 7, 1660

Michelangelo Rossi  (1601 – 1656)
Toccata nona, 1657

Marco Uccellini
Sonata Seconda à Violino solo Op. 4 detta la Luciminia contenta, 1645

Marco Uccellini
Sonata Nona à Violino e Basso Op. 4

Gregorio Strozzi  (1615 – 1687)
Toccata de Passagaglia, e ciascheduno si può sonare à sola, 1687

Marco Uccellini
Sonata Settima à Violino e Basso Op. 4 detta La prosperina

Marco Uccellini
Sonata Prima à Violino solo Op. 7

 

 

Il Lodigiano e i suoi tesori, domenica 7 giugno 2015
Lodi Vecchio, Museo Laus Pompeia 
 lodivecchio
Ore 16.00 Visita guidata alla Basilica di San Bassiano, al Museo Laus Pompeia, all’Area archeologica e all’Ex Conventino (Piazza Santa Maria).
Ore 18.00 Concerto presso il museo Laus Pompeia:
LE CANTIGAS DE SANTA MARIA

 

cantigas

 

Ensemble “La Ghironda”
Marzia Grasso, Andrea Marello, voci
Tiziana Miroglio, voce narrante
Florio Michielon, ghironde, organistrum, gittern e liuti
Aba Rubolino, viella da braccio
Maurizio Perissinotto, liuto, colascione
Walter Mussano, flauti
Gianpiero Malfatto, flauti, cromorno, tromba marina e sackbut
Piercarlo Cardinali, cornamuse

 

- - -

 

A gloriosa grandes faz (CSM n.68) strumentale
Ductia (CSM n.248 e n.353) strumentale
A que por muy gran fremosura (CSM n.384)
Racconto
Non soffre Santa Maria (CSM n.159)
Des oge mais quer’ eu trobar (CSM n.1)
Ali u todo los Santos (CSM n.313)
Saltarello (CSM n.77 e n.119) strumentale
Racconto
Santa Maria amar (liuto e voce narrante)
Sempr’a Virgen groriosa (CSM 377) (liuto e voce)
Quen quer que na Virgen fia (CSM n.167)
Que por al non devess’ om’ a Santa Maria servir (CSM n.388)
Quen Santa Maria quiser deffender (CSM n.74) strumentale
Racconto
Como Deuz fez vynno (CSM n.23)
Poder a Santa Maria (CSM n.161)
Non è gran cousa se sabe (CSM n.26) strumentale cornamusa sola
Meravillosos et piadoso (CSM n.139) strumentale

 

Il culto della Vergine si sviluppò a partire dal secolo XI, quando accanto all'esaltazione della vita dei santi, cominciarono ad essere raccontati, nella poesia popolare,  i miracoli di Maria. Queste poesie erano cantate dai giullari per il popolo in occasione delle feste religiose ed oltre ad essere accompagnate dalla musica tipica dell'epoca ogni canto era anche associato ad un testo pittorico, una miniatura in cui venivano rappresentate le varie scene e i vari personaggi di cui la poesia raccontava.

Più tardi, nel corso del XIII sec.,  nacquero le Cantigas nelle corti spagnole, in un ambiente dove la cultura e l'amore per l'arte erano i principali piaceri a cui si dedicava l'aristocrazia. Molto sentita fu l'influenza dei trovatori francesi e dei menestrelli che erano soliti viaggiare per l'Europa cantando le loro poesie.

Il vero luogo di nascita delle Cantigas fu però la corte di Alfonso X detto il Saggio, re di Castiglia e di Leòn, il quale fin dall'adolescenza manifestò il suo amore per le lettere e per la scienza. Intorno a lui si creò infatti un circolo di intellettuali, musicisti e poeti che, sotto la sua supervisione, realizzarono la raccolta delle Cantigas di Santa Maria  tra il 1250 e il 1280. Le poesie che costituiscono tale corpus sono piu' di 400 e trattano le vicende di personaggi miracolati dalla Vergine, prendendo spunto dalle antiche fonti germaniche e latine dell'eta' classica.

Le cantigas sono di due tipi: le più numerose narrano miracoli della Vergine e storie in cui Ella intercede per i suoi devoti; il racconto poetico procede in forma di leggenda, secondo il gusto del tempo, e in genere queste cantigas hanno un ritmo vivace  che si presta anche alla danza sacra, in uso presso i santuari per alimentare la gioia pur in mezzo alle penitenze.

Il secondo tipo di cantigas, denominate "di lode", comprende quelle che non hanno contenuto narrativo, ma sono preghiere con cui si chiede la Grazia e l'intercessione per il perdono dei peccati. Si tratta di vere e proprie poesie, ove i testi utilizzano immagini preziose per la Vergine: "stella", "cammino", "luce", "rosa"... Il loro ritmo è più dolce e delicato.

Le Cantigas riprendono racconti popolari, leggende, storie di pellegrini, nelle quali fondamentale risulta la figura della Vergine Maria, che interviene nelle varie situazioni per portare giustizia aiuto e amore a chi la prega e la esalta; molto presente e molto forte é la compenetrazione tra umano e divino, sacro e profano che caratterizza questi testi.

 

 

 

 

Il Lodigiano e i suoi tesori, domenica 17 maggio 2015
Turano Lodigiano, Palazzo Calderari 

 

turano

 

Ore 16.00 Visita guidata a Palazzo Calderari (Via Garibaldi)
Ore 17.00 Concerto presso Palazzo Calderari

 

USURPATOR TIRANNO
Arie, Danze e Toccate del '600 italiano

 

caravaggio

 

Ensemble Laus Concentus
Arianna Lanci, mezzosoprano
Massimo Lonardi, arciliuto
Maurizio Piantelli, tiorba

 

Johannes Jeronimus Kapsberger   (Venezia, 1580 circa – Roma, 1651)

Sarabanda e Canario (tiorba e arciliuto )

 

Claudio Monteverdi   (Cremona 1567 - Venezia 1643)

Si dolce è il tormento

 

Anonimo (sec.XVII)

La Bertoncina e sua Corrente

 

Sigismondo d'India  (Palermo, 1582 circa – Modena, 19 aprile 1629)

Piangono al pianger mio

 

Alessandro Piccinini     (Bologna, 30 dicembre 1566 – 1638)

Toccata IX  / Ciachona in partite variate (tiorba e arciliuto)

 

Giulio Caccini    (Tivoli, 1550 circa – Firenze, 1618)

Dalla porta d’oriente

 

Johannes Jeronimus Kapsberger

Passacaglia

 

Barbara Strozzi  (Venezia, battezzata il 6 agosto 1619 – Padova, 11 novembre 1677)

L’eraclito amoroso

 

Anonimo   (sec XVII)

Ballo di Mantova e Sua Corrente (arciliuto e tiorba)

 

Giovanni Felice Sancez   (Roma, 1600 – Vienna, 24 novembre 1679)

Usurpator tiranno

 

Arie, Danze e Toccate del ‘600 italiano, è un’antologia di composizioni  per voce e basso continuo, alle quali abbiamo accostato brani per tiorba e basso continuo, per arciliuto e basso continuo e per “ ogni sorta di strumenti” ovvero opere nelle quali la scelta dello strumento da utilizzare era lasciata agli esecutori. Il programma comprende Danze di carattere popolaresco, eredi dell’antica tradizione rinascimentale che consisteva nell’ elaborare e variare balli tradizionali trasfigurandoli in raffinate opere d’arte, Arie di origine vocale all’epoca assai note,  che costituivano un repertorio condiviso da molti autori che si cimentavano in fantasiose fioriture strumentali  e Toccate nelle quali trovava libero sfogo la fantasia improvvisativa dei liutisti e dei tiorbisti seicenteschi. Il primo ‘600 fu caratterizzato nell’ambito della musica vocale da grandi novità, come l’avvento del “recitar cantando” e la nascita del teatro musicale. La vocalità influenzò ampiamente il modo di scrivere dei compositori liutisti e tiorbisti che,cercando di realizzare sui propri strumenti le caratteristiche della “ teoria degli affetti” atta a commuovere gli uditori, diedero un importante impulso alla definizione e allo sviluppo dello stile barocco.

 

 

 

Il Lodigiano e i suoi tesori, domenica 10 maggio 2015
Camairago, Castello Borromeo 

 

castello camairago

 

Ore 16.00 Visita guidata al Castello Borromeo, via Castello 16
Ore 17.00 Concerto presso il Castello Borromeo:

VEDER GLI EFFETTI MIE’ DOLC’E PERFETTI
LASCIAR PER FROTTOLE I VAGHI INTELLETTI

 

frottole
Ensemble Laus Concentus

Elena Bertuzzi, soprano
Maurizio Piantelli, liuto
Maurizio Less, viola da gamba

 
Leonardo da Vinci (1452-1519)
Rebus musicale (codice Windsor 12697) elaborazione di Massimo Lonardi

Marco Cara (sec.XV-dopo il 1525)
Non è tempo d’aspettare

Francesco da Milano
Fantasia

Pietro da Lodi (secc. XV-XVI)   
Riposarmi in questo porto

Bartolomeo Tromboncino (1470 ca.-dopo il 1535)
Su, su, leva, alza le ciglia

Francesco da Milano
Recercar

Pietro da Lodi
He l’è nata aimè colei

Marco Cara
Io non compro più speranza

Diego Ortiz
Recercada

Josquin Desprez  (1450-1521)
Mille Regretz

Francesco da Milano
Recercar

Bartolomeo Tromboncino (1470 ca.-dopo il 1535)
Hor che’l ciel et la terra (Petrarca)

Diego Ortiz
Recercada
Marco Cara
Per fuggir d’Amor le punte

Francesco da Milano
Recercar

Peregrinus Cesena (secc. XV-XVI)
Non posso abandonarte

Bartolomeo Tromboncino
Ostinato vo’ seguire

 

 Le musiche

E’ Madonna Musica in persona ad esprimersi in questo modo in un madrigale (Musica son) di Francesco Landini alla fine del Trecento; e sarà proprio la frottola ad affermarsi come genere decisivo per la formazione dello stile del pieno Rinascimento.

La consacrazione della frottola - forma letteraria e musicale - avviene con le raccolte pubblicate dal celebre stampatore Ottaviano Petrucci tra il 1504 e il 1514 : 11 libri (ma il decimo è andato perduto) contenenti 648 composizioni di Bartolomeo Tromboncino, Marchetto Cara, Michele Pesenti, Filippo de Lurano, Francesco D’Ana, Pietro da Lodi. La caratteristica delle frottole sta nel rapporto testo-musica : di struttura strofica, il testo viene poi rivestito con linee musicali che esaltano sia la straordinaria vivacità ritmica delle composizioni sia il loro contenuto espressivo. Pur essendo scritte prevalentemente a 4 voci la pratica esecutiva prevede l’esecuzione solistica accompagnata da uno strumento che può intavolare, ossia riassumere in maniera accordale e leggermente semplificata, la polifonia prodotta dalle voci che sono scritte sotto la parte del canto. Questo strumento era quasi sempre il liuto e la gradevolezza timbrica scaturita dalla sua unione con la voce riscosse un tale successo da assurgere a emblema di tutta la musica Cinquecentesca.  Il livello espressivo delle frottole è molto vario e, naturalmente, è determinato dai testi che alterna brani moraleggianti, mitologici, aulico-seriosi, popolareschi. Queste musiche echeggiano nelle corti e nella case cittadine e diventano la più consueta arte musicale “quotidiana”.

La figura di Pietro da Lodi emerge in questo panorama, accanto ai celebri nomi di un Cara o di un Tromboncino, in maniera del tutto inedita; di lui sono purtroppo sconosciute le date di nascita e di morte ma si presume, dalle date di stampa delle sue opere, che visse contemporaneamente a Franchino Gaffurio. Come altri compositori di questo periodo, lavorò probabilmente presso le corti settentrionali più importanti quali quelle di Milano, Venezia, Mantova, Ferrara, Urbino (città dove avvenne la maggiore espansione della frottola). Le sue opere (nove frottole e due laudi)  furono stampate nelle antologie di Ottaviano Petrucci e di Andrea Antico da Montona  fra il 1507 e il 1520.
 
Il merito della definitiva affermazione del liuto quale strumento “principe” non solo in funzione di accompagnamento ma anche come strumento solistico si deve ad un altro grande compositore di questi anni : Francesco da Milano (1497- 1547 ca.). L’ampiezza della sua produzione (più di un centinaio fra  brani originali e intavolature per liuto) e l’evoluta ricercatezza tecnica gli fecero meritare il titolo di “divino”.

Un vera e propria “chicca” è l’esecuzione di un “rebus” musicale di Leonardo da Vinci. L’attività musicale del grande scienziato risulta, come altri aspetti della sua vita, enigmatica e avvolta da un’atmosfera misteriosa. Informazioni biografiche e alcuni documenti lasciano intravedere degli interessi volti sia all’attività di esecutore (come virtuoso di lira da braccio) sia come ricerca fisico-acustica e progettazione di nuovi e originali strumenti. Gli unici suoi esempi di scrittura musicali sono poche decine di “rebus” conservati in un manoscritto della Collezione Windsor.

Laura Pietrantoni

 

  

Il Lodigiano e i suoi tesori, domenica 3 maggio 2015
Codogno, Raccolta d'arte Lamberti 

Ore 15.00 Visita guidata alla mostra “1914-1918 da Sarajevo a Vittorio Veneto. Documenti, immagini e cimeli della Grande Guerra” presso la sede della Pro Loco di Codogno in Piazza XX Settembre
Ore 16.00 Visita guidata alla Raccolta d’Arte Carlo Lamberti (Via Cavallotti 6) che conserva opere di Tranquillo Cremona, Eugenio Gignous, Paolo Troubetzkoy, Carlo Lamberti e Giuseppe Novello
 
Ore 17.00 Concerto presso la Raccolta d’Arte Carlo Lamberti:

LA GUERRA É BELLA
ma è scomoda

 

bella ma scomoda
 
 

Ferruccio Filipazzi, voce recitante

 
Ensemble “La Lirìa”

Stefano Torre, voce

Gianni Satta, tromba

Giorgio Merati, clarinetto

Donato Pugliese, violino

Lello La Porta, fisarmonica

Maurizio Piantelli, chitarra

Produzione Musicarte Eventi

Musiche e canti della tradizione degli alpini. Letture da “La guerra è bella ma è scomoda” di Paolo Monelli con illustrazioni di Giuseppe Novello. Introduzione del prof. Amedeo Anelli, direttore artistico del Premio "Giuseppe Novello" e direttore della rivista di poesia e filosofia Kamen'.

amedeo anelli

Sfogliare le pagine di La guerra è bella ma è scomoda (testo edito nel 1929, frutto della felicissima collaborazione tra lo scrittore Paolo Monelli e il disegnatore, "alpino partito da zero",  Giuseppe Novello) significa scontrarsi con una questione di non piccola entità: come può essere raccontata la guerra? Qual è il registro espressivo più efficace per avvicinare il lettore alla cruda esperienza vissuta dai soldati?
Paolo Monelli, ufficiale degli alpini durante la Grande Guerra, aveva già raccontato le proprie avventure al fronte in Le scarpe al sole (Cronaca di gaie e di tristi avventure di alpini di muli e di vino), uscito nel 1921. Si tratta di un testo di altissima qualità letteraria, amaro ma non privo d'allegria, che descrive, in pagine palpitanti e musicali, le dure condizioni degli alpini in guerra: le asprezze della vita di trincea, le battaglie, le morti spesso inutili, e infine la prigionia seguita alla rotta di Caporetto.
La guerra è bella ma è scomoda tenta fin dal titolo un approccio completamente differente. Qui la materia incandescente dell'esperienza in prima linea è stata fatta come decantare. La guerra, più che essere raccontata in presa diretta, viene ricordata, ripensata da una certa distanza. I testi di Monelli e le efficaci (e modernissime) illustrazioni di Novello ci fanno pervenire le vicende guerresche degli alpini attraverso il filtro di un'ironia goliardica e giocosa, impensabile nei tempi che immediatamente seguirono il conflitto, andando a tratteggiare quegli anni durissimi con spirito salace ma anche con la tenerezza con cui si ripensa la propria gioventù.

(Dario Malini – Arte nella Grande Guerra)

 

 



 
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